note e romanzi

Note bio-bibliografiche

Nata a Fabriano nel '54, sono laureata in Farmacia (ma non ho mai esercitato). Appassionata di letteratura, pittura (i dipinti sul frontespizio di molte mie opere sono miei), enigmistica (scrivo indovinelli ed enigmi sulla rivista "La Sibilla") e paleoepigrafia (ho elaborato una interpretazione di due delle stele rinvenute a Novilara), ho vinto vari premi letterari ("A. Manzoni", Stresa 1988; "Il Paese che non c'è", Milano 1991; "Ala della vittoria", Roma 1992; "Olimpo da Sassoferrato", ediz. 1994; "Il Poliziano", Montepulciano 1996, etc) ed ho pubblicato:

3 romanzi

UNA STAGIONE PER L'EREMITA (alcuni brani nell'antologia Spiragli 9, Editrice Nuovi Autori,'86)

UN GIORNO UN SOSPIRO, Lo Faro Edit.'93,

IL POSTO DEGLI ARCANI, Lo Faro Edit.'98,

 

2 raccolte di racconti:

STORIE DI VENTO, Gabrieli Edit. 2003,

INCONTRI DI VIAGGIO (in parte, sulla rivista Microprovincia),

 

e 13 raccolte di poesie:

VOLO DI CRISALIDE, Ediz. Del Leone '89,

ONIRICHE REALTÀ, Ediz. Fruska '91 e Gabrieli Edit.'99,

SULLO SFONDO SIBILLA, Gabrieli Edit.'92,

SINDROME DI STATUA, Lo Faro Edit.'94,

INTERFERENZE & MUSICA, Lo Faro Edit.'98,

LE COORDINATE DEL FORSE, Gabrieli Edit. 2003,

NOTE AL MARGINE, Gabrieli Edit. 2005,

ENIGMI ESTINTI, Gabrieli Edit. 2004,

TRAME E FRANTUMI, Gabrieli Edit. 2006,

ALMANACCHI PARALLELI, Nicola Calabria Edit. 2007,

AD OVEST DI TE, Tindari Ediz. 2009,

VISSI DOMANI, Nicola Calabria Edit. per Centro Studi Tindari Ediz. 2012,

SALUTI DALL'OBLIO, Booksprint Ediz. 2016.

 

Attualmente ho 2 raccolte di poesie inedite:

OPERA DI CLESSIDRA e SE DI TERRA FATTI.

 

Essendo molto legata alle mie origini e alla cultura della mia terra, coltivo da sempre il vernacolo di Fabriano e dei dintorni, con raccolte di poesie e commedie dialettali (ancora inedite), cercando di recuperare e salvare i termini di un mondo in via di estinzione.

 

UNA STAGIONE PER L'EREMITA

(il primo romanzo, pubblicato nell'86 seppure in parte)    

Ho sempre paragonato questo lungo monologo al "brodo primordiale", cioè poesia e prosa frammiste insieme; in effetti, nei primi anni '80, ci fu il mio "big bang" creativo proprio con questa strana, ibrida opera, di cui riporto il seguente brano dal titolo "Elegia per una farfalla":

"Solo ora che la luce diventa serena, mossa da ali immaginarie e dall'odore fugace del muschio sulle cortecce parzialmente innevate, sto raccogliendo sulla superficie della mente ninfee galleggianti, ricordi inaffondabili che ho visto comparire lentamente e colorire di quel loro pallore dolcissimo, un angolo della realtà che era attonita, dolente, fissa; e rimangono non riposti, come chi ho trovato ed ho perso senza saperlo ne' poterlo ovviare, ed ho compreso del tutto quando non c'era già più un tempo comune per immaginare "l'eterno".

Cosi' instancabile, mi torna in mente un ricordo assolato, la cui presenza non segue il destino dei tanti domani che sono già ieri; ed immerso nella limpidità mattutina, non conosce la giostra inflessibile del sole, ne' la foschia del giorno in disfacimento e l'imbrunire di quello disfatto.

In un'alba che non sfiorisce, ne' precede il tramonto, rivedo un sospiro di petali, un essere che ricordo come un volo di farfalle sugli aghi affilati del cardo. (...)

Mi chiedo quante volte rivedrò dietro un vetro il chiarore di un giorno destinato a non giungere, quella luce appena abbozzata e poi cancellata dai suoi occhi a fatica, quel suo sguardo lasciato posare sul mio e subito ripreso (...) sguardo che io, nella notte, ricambiai con un sorriso nascosto, con una poesia che non aveva parole, perche' le parole erano forme fossili, erano fiori di pietra, ed erano massicce, statiche, troppo limitate per ciò che avevo da dirgli.

E riascolterò il silenzio di quella poesia che creai ma che non catturai, e che lasciai che volasse, perche' era inafferrabile come ciò che provavo."

 Così la presentazione dell'editore:

"(...) La narrazione suggestiva, affidata alla musicalità del periodo e alla vaghezza delle immagini, dà l'impressione che la Martini si volga alla ricerca di un mondo che sta al di là di quello a cui sono abituati i nostri sensi e il nostro pensiero."

 

UN GIORNO UN SOSPIRO

(Lo Faro Edit. '93)

Di questo romanzo, in cui la seconda guerra mondiale fa da sfondo ai fatti e ai pensieri di un eroe "per forza", Antonio Coppola, nella presentazione, scrive:

"Questo romanzo ricco di una trama appassionante, porta all'estremo sacrificio l'eroica figura di don Luca (...) Sacrificio come olocausto, quasi preconizzato. (...) esempio di prete luminoso che scrive col sacrificio una pagina di grande valenza umana e di indubbio coraggio contro la cieca disumanità del tenente Karl.

Con grande efficacia, la Martini sa cogliere questo momento:

"Quando il frustino tagliò l'aria, don Luca si voltò: fece giusto in tempo a vedere il riflesso dell'ultimo lampo sugli elmetti, una specie di alba durata un secondo, prima di cadere in una notte diversa, priva di urla, bagliori e paura. Poi con un battito di ciglia in un tempo dilatato, gli si aprirono altri occhi; e lui si vide giacere tra le braccia morbide della terra, e quindi svanire al di là del profumo del muschio, come il vapore di un lungo sospiro ..."

Si tratta di un romanzo bene affabulante e l'autrice ha dimestichezza nello scrivere".

 

IL POSTO DEGLI ARCANI

(Lo Faro Edit. '98)

Questo romanzo, ambientato nel posto più arcano del mondo (la mente umana), viene definito da Carla Mortara, nella presentazione, come

"... misterico, quasi orfico-dionisiaco, il viaggio onirico di un uomo nella propria mente, nel proprio ego segreto, alla ricerca della propria identità (...) attraverso i fenomeni dei desideri, anche quelli più nascosti e morbosi, delle sensazioni ed emozioni più strane ed oscure (...)

E gli Arcani maggiori dei Tarocchi, antiche carte divinatorie stimolanti la conoscenza di sè piuttosto che di un improbabile futuro, sono rivisitate dall'autrice come "maschere" (nel senso latino del termine) grottesche della vita, ognuna delle quali è se stessa ed altro da sé, il chiaro e lo scuro, l'ombra e la luce che albergano nell'essere umano ..."

In questo contesto surreale e simbolico (in cui si affaccia la mia doppia natura di narratrice ed enigmista) faccio dire al protagonista (che altro non è che un mio alter ego):

" - Nel troppo dolore e nella troppa gioia è difficile usare le parole: sono troppo fragili e imperfette per qualcosa di tanto duro e, rispettivamente, perfetto! (...) Ma soprattutto sono spietate, perché richiedono la piena consapevolezza dell'atrocità del dolore e, rispettivamente, della precarietà della gioia."

 

STORIE DI VENTO

(Gabrieli Edit. 2003)

Raccolta composta di tre lunghi racconti intitolati con tre nomi di venti (Apeliota, Greco e Maestro) che sono i tre protagonisti, evoca atmosfere molto diverse tra loro ma sempre in bilico tra realtà e visione, tra il certo e il "forse".

In APELIOTA, la protagonista si muove, o meglio, ricorda in un ambiente post-atomico, ruderale come ciò che resta della sua vita, come la considerazione di ciò che non può più essere. Questo è il finale:

"Con gli occhi, percorse tutto l'universo visibile, chiedendosi in quale punto si fosse rintanata, come una colonia di topi, la poca umanità sopravvissuta: i punti oscuri che vide, le sembrarono la diretta conseguenza del fatto che lei, prima di allora, non se lo fosse mai chiesto, come se anche l'umanità fosse una cosa soggettiva, prodotta e diretta dalla sua psiche.

Superflui, giunsero dodici tocchi battuti da un pendolo chissà quanto prima; ma non era iniziato nessun giorno. I giorni, ormai, potevano solo finire."

In GRECO, il protagonista si strugge cercando una visione prodotta dalla fantasia o, più probabilmente, dalla sua sete di bellezza e di speranza.  Questo l'inizio:

"Usciva da Allibrandi premendosi sopra la tasca interna della giacca (come se quei soldi avuti a usura gli facessero male), quando la vide per la prima volta: bellissima, gli passò davanti con quei magnifici occhi di smeraldo che sembravano guardare qualcosa di inesistente, forse la direzione in cui, poi, lei sparì. E lui, il greco, con stupore si accorse di conoscere il suo nome, ma solo quello."

Il protagonista di MAESTRO è un compositore di musica che, pur non ammettendolo, si innamora perdutamente della gioventù di una sua enigmatica allieva di nome Fata. Ma le remore dettate dalla sua grande integrità morale, lo portano, ancora una volta, lontano dalla felicità. Ecco il pezzo conclusivo:

" - È proprio finita ... l'estate. - si disse, quasi per distrarre quella parte di sé profondamente disperata.

Il mare glielo confermò con note tetre, brute, disarmoniche, che battevano contro di lui, refrattario e attonito come uno scoglio.

E lui respinse l'idea dell'autunno, l'ipotesi che nella sua anima ormai ci sarebbero state stagioni sempre più lontane da quell'estate; e soprattutto cercò di respingere la certezza che Fata era uscita definitivamente dalla sua vita. Ma la pioggia, dopo aver bussato, entrò."